Sotto la Mole Antonelliana viveva un tigrotto… della Malesia!

Paolo Mathlouthi presenta “Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del Capitano Salgari” di Ernesto Ferrero

“ Mi piaceva disegnare il vento. Era un po’ come disegnare la libertà, la forza. La vita. Rendere visibile l’invisibile”. Emilio Salgari, “il padre degli eroi” che nelle pagine di Ernesto Ferrero con queste parole si confessa ad una giovane ammiratrice, commuovendosi come se avesse scoperto qualcosa di se che prima non sapeva, è lo scrittore che ha infiammato la fantasia di generazioni di ragazzi creando centinaia di personaggi avventurosi sospinti dalla forza travolgente di un’eterna giovinezza.
Ma il vero eroe era lui, il giornalista veronese appassionato di ciclismo e spadaccino provetto, pessimo scolaro e lettore onnivoro, che inseguiva tormentosi sogni di rivincita personale scrivendo romanzi d’appendice.
Parlava delle foreste del Borneo come si vi fosse vissuto per anni, lui che in realtà non era mai andato oltre Livorno e descriveva i mari del Sud come se li avesse navigati in lungo e in largo anche se, l’unica volta nella sua vita in cui aveva preso il mare, fu travolto da una tempesta e perse imbarcazione e carico. Molto probabilmente avrebbe perso anche la vita se dei pescatori non lo avessero recuperato arpionandolo come un tonno…

Nominato Cavaliere dalla Regina Margherita perché sa “istruire dilettando”, vive con la moglie, quattro figli ed una pittoresca corte di animali in un caseggiato popolare ai piedi delle colline torinesi, sfiancato dai ritmi di un lavoro forsennato. Chi è l’uomo che tiene a fregiarsi del grado di Capitano, al punto da sfidare a duello (vincendo al primo sangue) il collega Biasoli, giornalista dell’”Adige”, solo perché aveva osato mettere in dubbio l’autenticità del suo titolo? Da dove prende il favoloso repertorio di piante e animali con cui crea l’essenza stessa dell’esotismo? Perché i suoi personaggi sono tormentati da un’ossessiva sete di vendetta?
A cent’anni dalla sua morte (un suicidio degno di un samurai) il romanzo di Ernesto Ferrero va oltre la biografia, accostando documenti autentici e d’invenzione, e orchestrando le voci di un coro di testimoni: la moglie Ida, ex attrice minacciata dalla follia che finirà i suoi giorni rinchiusa in manicomio, i figli, i vicini di casa, i pochi amici, i compagni di una bohème più sognata che praticata, esploratori, medici, giornalisti, pittori, marinai; ma soprattutto un’intrepida ragazza, Angiolina, che vorrebbe farsi insegnare da lui i segreti della scrittura e lo accompagna nel suo ultimo viaggio con una tenera pietà tutta femminile.

Tra Verona, Venezia, Genova e la Torino di Lombroso e Nietzsche si consuma il destino paradossale di un uomo solo, prigioniero dei mondi che lui stesso ha creato. La sua vicenda è strettamente intrecciata con le passioni di un’epoca lanciata nelle sue sfide tecnologiche, che cerca se stessa sognando l’Altrove: l’automobile, il cinema, i viaggi in pallone, i primi aerei, l’avveniristica Esposizione Universale. Il “forzato della penna” getta la sua morte in faccia ad un mondo dal quale si sente escluso, in un romanzo che esplora il margine tra realtà quotidiana e immaginazione, tra vita e scrittura, tra quello che siamo e quello che vorremmo essere.

Ernesto Ferrero, Disegnare il vento. L’ultimo viaggio del Capitano Salgari, Einaudi, Torino, 2011; pp. 183 € 19,50.

Fonte: http://www.ininsubria.it

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...