Il bosco ticinese dilaga

Per capire in che rapporto si situa nel contesto generale territoriale, astraendo da dettagli, possiamo aggiungere qualche altro dato significativo in un viaggio immaginario dal fondovalle sino alle vette. Più dell’80% della popolazione cantonale si concentra in un 20% del territorio di fondovalle.

In questo fondovalle distinguiamo le seguenti “occupazioni”: Un 5% composto da aree edificate, industriali, e vie di collegamento; Un po’ meno di un 5% agricolo, con vigneti, prati da sfalcio, prati arati e pascoli; Quasi un altro 5% tra laghi e corsi d’acqua. E poi inizia questo muro verde che è il bosco che inghiotte, come detto, più del 50% del Ticino.

Salendo ai limiti superiori del bosco troviamo una fascia, di quasi un 10%, rappresentata dai pascoli alpestri. Disseminato in tutto il Cantone, ma principalmente verso le vette più alte, contiamo ancora quasi un 15% di territorio senza vegetazione e più di un 10% di vegetazione improduttiva.

I dati delle modalità d’uso del territorio cantonale, si prestano a più approfondimenti e riflessioni di natura politica, in campo energetico, agricolo, forestale, turistico, paesaggistico e di tutela della natura. Interessanti sono anche le differenze che si delineano rispetto alle medie nazionali. In questa sede ci concentriamo però solo sul “padrone” del Cantone, ossia il bosco.

Le sue funzioni sono molteplici, da polmone verde a grande alleato contro gli effetti delle alluvioni o di abbondanti nevicate. Pulisce l’aria che respiriamo e con le sue foglie e aghi fa in modo che le forti precipitazioni evaporino in parte ancora prima di arrivare al suolo; con le sue radici tiene la terra, e i suoi tronchi fermi bloccano la neve attenuando il pericolo di valanghe.

Il bosco produce legno da cui si può ricavare energia e materiale edile molto resistente e isolante. Nel bosco trovano riparo e rifugio numerosi animali e svago l’uomo. Produce fiori e frutti. Il bosco è un grande alleato; ma per esserlo fino in fondo va gestito! Il bosco, esuberante e troppo vicino alle coltivazioni e agli insediamenti crea parecchi conflitti e squilibri.

Dal lato paesaggistico è bello ma se dominante può trasformarsi in un elemento banalizzante che soffoca gli insediamenti e l’appagante impatto contrastante dato dalle ordinate coltivazioni agricole. Il bosco non gestito, quando è troppo vicino agli abitati, permette alla selvaggina e ai roditori di entrare nelle case, nei giardini, nelle coltivazioni agricole, nelle strade trafficate, generando danni e pericoli.

Il bosco non gestito ammassa foglie e rami sul suolo con conseguente pericolo d’incendi e d’intasamento di corsi d’acqua; diventa cupo, buio e ostile all’uomo. Per gestirlo sono necessarie parecchie risorse, sia umane sia a livello d’infrastrutture, ma se non si riesce a gestirlo si perde parecchio, troppo!

Insomma il bosco gestito rappresenta una grande ricchezza e al contrario, non gestito, può diventare un vero problema. Per la viticoltura, l’applicazione della legislazione vigente porta in caso di ricostituzione di vigneti ad allontanare la vite di dieci metri dal limite del bosco il che di fatto significa rimpicciolire il vigneto e favorire la presenza di bosco non gestito. In quest’affascinante campo, per valorizzare al meglio il nostro territorio, in futuro dovremo ritrovare visione d’assieme e buon senso.

Cleto Ferrari, Segretario agricolo e deputato LEGA in GC

Fonte: http://www.mattinonline.ch/

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