E LA SALA URLO’: REGUZZONI, FUORI DAI COGLIONI!


Folla delle grandi occasioni a Varese, al Teatro Apollonio, dove si sono assiepate oltre un migliaio di persone per celebrare il “Maroni Night”, ovvero la serata della “Prima” uscita ufficiale del “leader in pectore” del Carroccio del futuro. A sorpresa, l’ex ministro dell’Interno s’è presentato sul palco insieme a Roberto Calderoli e a Umberto Bossi, accolti con grandi applausi dai militanti accorsi in città. Presenti anche molti deputati cosiddetti “maroniani”, che hanno lasciato Roma in fretta e furia per non perdersi l’evento.

La serata è iniziata celebrando “il capo”, proiettando un filmato dal gusto un po’ retrò – misto di immagini e fotografie – per celebrare la storia della Lega Nord, con tanto di primi piani di Umberto e Roberto insieme mentre muovevano i primi passi agli inizi degli Anni Ottanta. In certi momenti, è parso di assistere alla commemorazione-tributo delle mirabili gesta di un “conductor” che ha, ormai, fatto il suo tempo e va relegato in un cantuccio della storia.

Prima che Maroni prendesse la parola hanno detto la loro Dario Galli, Attilio Fontana e Roberto Calderoli, che ha inveito – come suo uso e costume – contro il governo Monti e la manovra economica che colpirà i cittadini del Nord. Dai primi due relatori di supporto è stato pronunciato a chiare lettere che “la Lega deve restare unita”, che “il capo è ancora Bossi”, ma che “dopo Bossi sarà necessario fare la conta per decidere chi prenderà in mano il timone del movimento”.

Dopo di loro, prima il tripudio e le ovazioni della sala – alzatasi in piedi come un sol uomo – per Bobo poi, le parole dell’ex minisitro, che dopo un lungo sfogo nei confronti di coloro che avevano emesso la “fatwa” nei suoi confronti, ha ricordato che “onorerà gli oltre 400 inviti giuntigli da tutto il Nord, da Trieste fino alla Liguria”. E se non ce la dovesse fare – ha detto con un pizzico di ironia – si farà “dare una mano dal suo sosia, Dario Ballantini”, che lo imita abitualmente a “Striscia la notizia”.

Fatta questa premessa, è entrato senza indugi in territorio politico, non senza ricordare ai presenti – tutti per lui, com’era ovvio che fosse – che “la lega Nord è la sua vita” e che “resterà sempre in Lega”.

Dopodiché, senza mai citare nomi e cognomi ha fatto capire con chi ce l’aveva: “Mi accusa – qualcuno che abita a Busto Arsizio (Marco Reguzzoni, nda) – di essere invidioso e vorrebbe buttarmi fuori dalla Lega. Invece, vi dico che dovrebbe essere buttato fuori lui”. Tripudio generale! Poi ancora: “Dobbiamo creare un vero sindacato”. E qui, senza nominarla, la stoccata è indirizzata a Rosi Mauro, notoriamente conosciuta come la badante e anch’essa, come Reguzzoni, membro del “Cerchio malefico”, nonché segretario del misterioso SinPa, sindacato padano. Boato dalla platea!

Date le due bastonate del caso, il resto delle parole di Maroni han fatto riferimento al progetto politico futuro: “La Lega ha la sua forza nell’unità del movimento, un’unità che è garantita anche dai sindaci e dagli gli amministratori locali tutti, compresi i presidenti di Regione. Noi dobbiamo star loro vicini e restare sul territorio”. Una posizione rafforzata con un po’ di anticentralismo: “Dobbiamo smetterla con Roma e con i palazzi romani. Il nostro progetto torna ad essere la Padania in un’Europa delle regioni, non in questa Europa accentratrice. Il nostro progetto deve essere quello egemonico di cui mi parlò Bossi alla fine degli Anni Settanta, noi dobbiamo diventare il primo partito in tutte le regioni della Padania”. Dopo la consueta dose di consenso dei presenti, l’ultima stoccata: “Per fare questo basta alleanze. Non sono io a decidere, ma se toccasse a me farlo andrei da solo alle prossime elezioni amministrative”. Chissà che ne pensa Berlusconi…

Dall’ex ministro, però, nessuna critica è venuta al percorso politico del Carroccio in questi ultimi 12 anni, ovvero da quando il rapporto col tycoon di Arcore ha saldato la Lega a Forza Italia prima ed al Pdl poi. Nessuna autocritica a quel che è successo in 15 anni. Anzi, qualche citazione è stata riservata al professor Miglio e alla sua idea di “Macroregione del Nord” come a una base di partenza per riprendere il percorso. Insomma, una sorta di “dove eravamo rimasti” che sicuramente galvanizza il pubblico odierno, ma non parla di certo a tutti coloro che sono stati sedotti e abbandonati in molti anni.

Poi è toccato a Umberto Bossi, ultimo a parlare: da lui nessun cenno alle questioni interne e alla auspicata stagione dei congressi. Il capo si è limitato a dire che nella Lega c’è gente che parla troppo e quando si parla troppo si finisce per parlare male. Unica autocritica: “A volte sbaglio, ma so distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato”. E poi ha invitato Maroni a non tener conto di quel provvedimento là (il bavaglio), che per altro l’ex ministro s’era detto sicura non fosse stato voluto dal segretario.

Infine Bossi ha detto che dopo Milano si terrà il Consiglio federale per ufficializzare il progetto della macroregione alpina, da portare al cosiddetto parlamento padano del 28 gennaio prossimo.

Diciamo che la serata è stato un chiaro tentativo di rinserrare le fila e arrivare con una parvenza di unità alla manifestazione di domenica a Milano contro il governo Monti. E tuttavia, dopo il Va pensiero conclusivo, dalla sala stracolma è venuto fuori il grido più sincero di tutta la serata, quando in centinaia hanno intonato il coro: “Reguzzoni, fuori dai coglioni!”.

Articolo di di GIANLUCA MARCHI da http://www.lindipendenza.com

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