PAGARE IL CANONE PER IL CARROZZONE RAI? PRRRRRRRRR….

Mancano pochi giorni alla scadenza del Canone Rai. Forza gente, correte a versare i 112 euro di questa che è considerata una se non la più odiata tassa che grava su noi tapini cittadini. E, comunque, forza andiamo a pagare, perché le tasse come questa sono una cosa bellissima! Posso fare un commento non politically correct? Ma sì, consentitemelo: prrrrrrrrrrrr, col cacchio che pago il canone!

Perché? Oddio, le motivazioni son millanta che tutta notte canta, per dirla con un’espressione cara a quel gran maestro di giornalismo e non solo che fu il giuanbrerafucarlo. Diciamo allora tre o quattro che inducono il sottoscritto, e molti con lui, a non pagarlo il canone: 1) la Rai è un gran carrozzone che, al di là di molte persone dall’indubbia professionalità, dà da mangiare a una pletora di personaggi che potrebbero stare fuori dall’azienda senza che questa ne soffra; 2) tante, anzi troppe trasmissioni sono del tutto indigeribili, se non proprio scandalose e vecchie. E limitandoci al settore dell’informazione extra tg avviamo un sondaggio qui a fianco per capire cosa piace e cosa non piace ai nostri lettori; 3) la televisione pubblica dovrebbe avere una rete dove non si fa concorrenza alla tv commerciale e dove si propone informazione e cultura, senza dover tarare a priori di quale colore politico è il conduttore e a chi risponde, e dando spazio a tutti i settori della società; 4) i partiti non ci pensano proprio a mollare il controllo sulla Rai perché hanno da difendere troppa gente che hanno infilato dentro l’azienda senza un vero motivo che non fosse pura cleintela e altri amici ancora sperano di infilarcene, tanto alla fine paga sempre pantalone.

Volete qualche conferma a queste sintetiche motivazioni anti-canone? Apriamo il campionario. «Alla Rai? Vanno tagliati i dirigenti: su 54 ne basterebbero solo 9. La tv di Stato si deve liberare dal cappio della politica, prima di essere privatizzata. Sul mercato una Rai senza pressioni della politica potrebbe dire la sua. Fox News o Cnn possono essere politicizzate, ma per le trasmissioni sceglieranno i migliori professionisti. In Rai, la politica spesso ha sacrificato il merito». Di chi sono queste parole? Di Simona Ventura che interviene su “Sette”, il supplemento settimanale del Corriere della Sera, in un’intervista a Vittorio Zincone. Lei è una che se ne intende. Fra parentesi che ne pensa invece, la famosa conduttrice, di Mediaset: «Mediaset? Lasciamo perdere. Non è più l’azienda di una volta».

La presa die partiti sulla Rai? Un commissariamento della Rai da parte del governo sarebbe «inaccettabile e lesivo nei confronti della libertà di informazione e del pluralismo dei media; la nomina dei componenti del consiglio di amministrazione come già sottolineato dalla Corte Costituzionale è prerogativa soltanto del Parlamento eletto democraticamente dai cittadini». È quanto sottolineano, in una interrogazione parlamentare presentata alla Commissione Ue, gli eurodeputati del Pdl Sergio Silvestris, Mario Mauro, Sergio Berlato, Marco Scurria, Elisabetta Gardini, Crescenzio Rivellini e Roberta Angelilli a proposito della possibilità che il governo presieduto da Mario Monti modifichi i criteri di nomina del consiglio di amministrazione, in scadenza alla fine del prossimo marzo. Silvestris e Mauro osservano, in una nota, come «l’ingerenza da parte del governo italiano nelle nomine del consiglio di amministrazione della Rai infrange la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, concernenti la libertà di espressione e d’informazione nonchè il pluralismo dei media, dovendo restare il consiglio di amministrazione della televisione pubblica di competenza esclusiva dell’assemblea parlamentare democraticamente eletta dai cittadini italiani, alla luce di quanto previsto dalla normativa italiana». Tante belle parole per dire in sostanza: la Rai è roba nostra e il governo tecnico non osi metterci mano. Sembrano tutti eredi del Gasparri-pensiero.

E intanto la politica continua a imperversare e il Cda assomiglia a un piccolo parlamento bloccato dai veti incrociati. E infatti ieri è stata fumata nera sul futuro del Tg1 a Viale Mazzini. Per il dg Lorenza Lei la direzione della testata è diventata un rebus, che sarà risolto non prima del 31 gennaio, data di scadenza dell’interim di Alberto Maccari. La riunione del cda nella quale si sarebbe dovuto votare per il prolungamento dell’incarico, in programma per domani, dopo un incontro tra dg e consiglieri è stata rinviata proprio all’ultimo giorno utile, segno che una soluzione è tutt’altro che vicina e che una nuova spaccatura è dietro l’angolo. La difficoltà del momento è segnalata anche dall’intervento del presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli, che rompe il silenzio anche sul dibattito in corso sulla riforma della Rai dopo gli annunci del premier Mario Monti. «Il rinvio della controversa vicenda della direzione del Tg1 accentua l’esigenza di un’adeguata riflessione politica e istituzionale – sostiene il senatore del Pd -, ai fini di una soluzione che sottragga la Rai ai paralizzanti condizionamenti. E ciò in nome di una politica che tuteli la costante e reale credibilità del Servizio pubblico». Il nuovo scontro, al settimo piano di Viale Mazzini, si è consumato ieri. La Lei avrebbe proposto una proroga dell’interim di Maccari fino al 30 giugno, anche se il direttore, che ha già raggiunto i requisiti per la pensione, chiedeva un prolungamento di un anno. La soluzione lascerebbe al futuro consiglio la scelta sul successore (l’attuale cda scade il 28 marzo) e affiderebbe la testata ad una guida più stabile solo dopo le prime risposte sul ricorso per il reintegro presentato dall’ex direttore Augusto Minzolini. La proposta non avrebbe convinto i consiglieri del centrosinistra e neanche il presidente Paolo Garimberti, che in occasione della sostituzione di Minzolini si era espresso a favore di Maccari pur sottolineando già allora la necessità di una soluzione stabile. Sostegno al dg sarebbe invece arrivato dai consiglieri del centrodestra, che secondo alcune fonti sarebbero pronti a garantire cinque sì in caso di voto. L’appoggio di Angelo Maria Petroni, che nell’ultimo periodo ha votato sempre no, è però – secondo altre fonti – tutt’altro che scontato. Insomma il plausibile scenario era che la proroga di Maccari potesse passare per un voto o essere bocciata e al dg sarebbe stato fatto notare che, in una fase delicata per il futuro della Rai, una nuova spaccatura del consiglio sarebbe stata deleteria. La partita si fa difficile per la Lei, chiamata a raggiungere un accordo con un nuovo direttore o a tentare la strada di un compromesso. Da sciogliere anche il nodo della Tgr, di cui Maccari è ancora direttore, che potrebbe essere affidata all’attuale condirettore Alessandro Casarin.

Per la cronaca, anche la Lega Nord ha abbondantemente inzuppato il biscotto nella tazza della Rai, come ha dimostrato un recente articolo di Leonardo Facco. Posti e incarichi di alto livello, tuttavia, non risulta abbiamo portato a una particolare attenzione alle tematiche dell’autonomia e dell’indipendentismo. Anzi. E la storia di Rai Due trasferita a Milano alla lunga si è trasformata in una vera e propria barzelletta.

Dunque, ribadisco e ripeto, al canone Rai faccio una bella pernacchia! E probabilmente siamo in tanti, visto che un’indagine lanciata da Contribuenti.it fa luce sulle abitudini degli italiani, a quanto pare sempre meno propensi a pagare questo tributo previsto per la concessione televisiva. Secondo un sondaggio condotto da KRLS Network of Business Ethics per conto del noto Magazine che fa capo all’Associazione Contribuenti Italiani, il Canone Rai è in assoluto la tassa più evasa nella penisola. Il motivo? La maggior parte degli italiani è convinta che sia un abbonamento facoltativo, e non un tributo obbligatorio dovuto al fisco. Basti pensare che se nel 2005 la percentuale delle famiglie che non ha versato il Canone si aggirava intorno al 22 per cento, nel 2011 è salita fino al 43 per cento e rischia di aumentare ancora nel 2012, portandosi al 46 per cento anche a causa dell’incremento dell’importo, pari a 112 euro. Dato record è quello che riguarda le province di Bolzano, Imperia, Caserta e Foggia, nelle quali l’evasione sfiora il 90 per cento dei contribuenti.

I dati che riguardano il crescente trend degli italiani verso l’evasione del Canone Rai non sono le uniche novità di questi giorni, infatti, sta facendo molto parlare la polemica messa in piedi da Federcontribuenti contro lo spot televisivo in onda attualmente nelle reti Rai, giudicato ingannevole dal vicepresidente Marco Paccagnella, il quale chiede anche una riforma del servizio pubblico televisivo con la creazione di un’unica rete di Stato. «La Rai deve smetterla di mandare sulle proprie reti spot ingannevoli, con il solo intento di prendere in giro lo spettatore. Il canone Rai? Non è un canone e nemmeno un abbonamento, ma solo una tassa sui prodotti radiotelevisivi. L’ennesima tassa che pesa sulle tasche dei cittadini».

Siamo in tanti e in buona compagnia.

Fonte: http://www.lindipendenza.com

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