Questione Insubria-Svizzera


COMUNICATO STAMPA DEL 3 APRILE 2012

Il Rev. Lorenzo Banfi, presidente del Movimento econazionale Domà Nunch, alla luce dei noti eventi degli ultimi giorni, è intervenuto ancora sul tema dei rapporti fra Insubria e Svizzera.

Rev. Banfi, Domà Nunch ha visto nella dichiarazione del Vicepresidente della Confederazione Elvetica un lampante segnale di dialogo. Si apre dunque un nuovo scenario nella possibilità di re-integrazione dei territori insubri divisi dai sue Stati?

Credo proprio di sì. Domà Nunch è stata la prima forza politica a cogliere questi segnali, un paio di anni fa, quando ancora erano piuttosto timidi. Ora, se Ueli Maurer parla esplicitamente di “annessione” della Lombardia (e quindi di buona parte dell’Insubria) alla Svizzera, noi non possiamo che comprendere le sue motivazioni e capire il disagio che sta vivendo il suo Paese.

Quali sembrano essere i problemi della Svizzera che la spingono ad aprirsi a Milano?

La Svizzera è l’ultimo stato libero nel cuore dell’Europa e sta soffrendo tremende pressioni da parte della UE, ma soprattutto della BCE. Dunque cerca urgentemente alleati esterni. L’alternativa è l’accerchiamento. Lo sta facendo tastando il terreno col Baden-Württemberg e, ovviamente, con noi. L’UDC-SVP è il primo partito politico svizzero, ed è evidentemente titolato a far progredire tale strategia, che giudicherei lungimirante da un punto di vista geo-politico. Molto più miopi mi sembrano invece i politici italiani.

Come può rispondere Domà Nunch?

Abbiamo già attivato i canali giusti per entrare in contatto con Ueli Mauer e discutere delle rispettive esigenze. Domà Nunch è l’unico movimento nazionale dell’Insubria ed è presente sia in Italia che in Svizzera. Inoltre la nostra visione econazionale non esclude affatto che, ottenuta la nostra sovranità, si possano stringere alleanze con altre organizzazioni statuali.

Annessione o confederazione?

Una Confederazione fra due soggetti su piani paritetici. Parlare di annessione può far scrivere i giornali, ma è una presa di posizione sbagliata, fallimentare e comunque irrealizzabile. Se anche la Svizzera volesse allargare i propri confini, l’Italia reagirebbe con violenza al minimo tentativo secessionista.
Io sono realista, e credo nell’obiettivo. Il Milanese e l’Insubria tutta possono essere interlocutori alla pari con la Svizzera per popolazione, economia e cultura. Se noi serviamo a loro e loro servono a noi, l’unica vera strada è l’apertura di relazioni diplomatiche che by-passino Roma e che mettano davvero sotto scacco il governo italiano. Qualcuno non l’ha notato, ma Maurer ha detto anche questo, e io sono d’accordo.

Cosa replica alle dichiarazioni venute da altre rappresentanze politiche sul tema?

La posizione assunta dai leghisti ticinesi è così folle che non posso che ignorarla. Puro folklore. Circa quanto commentato dalla Lega Nord, non mi sorpende: ripetere per l’ennesima volta la buffonata dell'”attacchiamoli e arrendiamoci” non trova più spazio neanche tra le barzellette. Ma questa volta la trovo una sciocchezza irrispettosa dei tanti che in Insubria stanno credendo nella prospettiva di un’unione elvetico-lombarda. La politica della Lega è approssimativa: nella loro ragione sociale non c’è la Padania? Le loro dichiarazioni circa l’apertura alla Svizzera non sono che strumentali e senza sostanza.
Io invito tutti coloro che vogliono una vera rivoluzione nell’organizzazione di questa Regione e di questo Stato a riferirsi unicamente a Domà Nunch, il solo movimento che da anni si batte e lavora per il riconoscimento del diritto dell’Insubria a sedersi al tavolo delle Nazioni. E, se lo vorremo, lo faremo al fianco degli amici svizzeri.

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