Italiani, l’arte di girarsi dall’altra parte per non vedere che sono in cacca

Da: http://www.lindipendenza.com/italiani-larte-di-girarsi-dallaltra-parte-per-non-vedere-che-sono-in-cacca/

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L’Italia è un paese nella cacca, ci si sta sprofondando sempre di più, ma molti italiani e con loro gran parte dei mezzi di comunicazione preferiscono parlare di calcio (e vabbè, quello è un male inestirpabile, facciamocene una ragione) e in queste ultime ore si sono accalorati intorno alla memoria del Crapone (per chi non lo sapesse, Benito Mussolini) e alle gesta di una paninoteca austriaca che smerciava panozzi dal nome offensivo verso gli eori della lotta antimafia.

Poche parole per riassumere le vicende. Il consiglio comunale di Varese è stato animato da una violenta discussione intorno alla revoca della cittadinanza a Mussolini, che ancora era in essere da quel dì, nonostante il Duce sia trapassato da oltre 68 anni. Una roba fresca fresca, merito del gruppo consigliare del Pd che ha avanzato la proposta di revoca (pensassero ai problemi interni del loro partito, forse ne guadagnerebbero…). E’ così andato in scena un siparietto tutto italico fra nostalgici (esterni all’assemblea) e gli odiati ex comunisti che tuttavia restano ancora comunisti. Che tristezza, ma il destino dello stivale è sempre di dividersi fra guelfi e ghibellini, qualunque discussione vi sia sul tappeto.

La vicenda della paninoteca accusata del reato di oltraggio all’antimafia è quasi ancora più ridicola. Per tre quarti di giornata le agenzie hanno rilanciato dichiarazioni indignate su questo sfregio all’orgoglio italico, poi nel pomeriggio l’Ansa ha verificato che la paninoteca è ormai chiusa da due mesi e che, ma guarda un po’, era gestita da italiani che vendevano prodotti del Sud. Capito?

Per l’amor di dio, ognuno è libero di discutere su ciò che vuole, ma l’impressione è che gli italiani preferiscano scaldarsi per cose che non hanno più senso o per il passato, forse perché così tentano di sfuggire alla realtà presente, quella di uno stato in fallimento, sperando così di sfuggire anche alle conseguenze che tale fallimento presenterà a ciascuno di loro. Insomma, preferiscono girarsi dall’altra parte piuttosto che prendere atto della propria debacle. E questa critica, ahimè, vale anche per molti di noi padani, che anziché affrontare la dura realtà e cercare di venirne fuori, facilmente si augurano l’apparizione di un simil Crapone al grido del “ghe pensi mi”. Ridestatevi: ormai dobbiamo pensarci noi!

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