L’Indipendenza, Cerca Dentro o fuori la Lega, ecco le condizioni per evitare un bel R.I.P.

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di GILBERTO ONETO

Sembra che i destini padani siano legati a Mantova: nel 1996 il Parlamento padano sanzionava la svolta secessionista della Lega e l’altro giorno Tosi ha cercato di confezionare una pietra tombale debitamente incisa con un bel R.I.P., che lui ha inteso come “Ricostruiamo il Paese” (il suo).In ogni caso la vicenda porta un po’ di chiarezza. Maroni, cui in tanti avevamo riposto qualche speranza (nonostante il curriculum) sta dimostrando che non prova alcun interesse per l’indipendentismo, che anche la Macroregione era una panzana elettorale (come il famoso 75%) e che il suo obiettivo è governare la Lombardia in un tranquillo tran tran doroteo, tirare a campare un paio di legislature, fino al 2022 quando avrà 67 anni, l’età giusta per andare in pensione.Per questo guarda con simpatia alle trovate tosiane, le condivide e le appoggia. E la Lega? Privata di ogni slancio, energia e credibilità, può essere lasciata a chiunque voglia la rogna di prendersela magari in cambio di un disciplinato appoggio al nuovo Centrone che si sta mettendo assieme.Il nuovo segretario sarà Bossi? Sarebbe un patetico e impresentabile  struscio sul Viale del Tramonto. Bernardini? Nessuno conosce né le sue capacità né il suo gradiente di indipendentismo.Giorgetti? Tace. Salvini? È il solo che abbia l’energia e l’astuzia di rispolverare (come già sta infatti facendo) la secessione. Salvini imita Bossi nella grinta, ma anche nel viziaccio di circondarsi di nullità, di gente che non gli faccia ombra ma che non vale una cicca succhiata. L’indipendentismo ha bisogno di robuste concimature culturali, di ricostituente identitario, di capacità di fare opinione e consenso. Il nulla produce il nulla  e non si può riproporre ai padani scazzati la ricicciatura di pastrugni già sperimentati.Serve invece un cambiamento radicale e credibile. Serve un progetto semplice, chiaro e non negoziabile, un programma di un solo punto: l’indipendenza dall’Italia. Serve poi un codice di comportamento. Proviamo a buttare lì alcuni punti. Si fanno alleanze solo con partiti che vogliono l’indipendenza della Padania o di una sua parte. Non si partecipa a maggioranze: si concede l’appoggio ad altri solo su specifici obiettivi e in cambio di vantaggi concreti di autonomia. Si amministra localmente esclusivamente  da soli e con finalità di consenso indipendentista: una commissione veglia sugli amministratori locali e li “scarica” se il loro comportamento non persegue il fine comune. Gli eletti che hanno un lavoro percepiscono solo rimborsi spese. Gli eletti che si dedicano a tempo pieno all’attività politica non possono ricevere più di 2 o 3mila euro al mese più i rimborsi spese. Tutti gli stipendi di eletti e nominati vengono versati al partito che li usa per costruire consenso. Il partito  si impegna in produzione di progetti, diffonde informazioni utilizzando strumenti tradizionali e tecnologicamente avanzati, organizza iniziative, crea eventi: insomma deve fare tutto quello che non ha fatto la Lega e che consente invece a una forza indipendentista di svegliare la sua gente e organizzarla. Nessuno viene eletto per più di due mandati. I candidati sono estratti a sorte fra persone che hanno superato una selezione costruita sui curricula e su prove di cultura indipendentista. Tutti gli incarichi devono essere resi pubblici. Gli incaricati devono rendere conto del loro operato.Se qualcuno nella Lega intende perseguire una linea del genere avrà il nostro appoggio. Se qualcuno lo vorrà fare fuori dalla Lega anche.

Tratto da;
http://www.lindipendenza.com/dentro-o-fuori-la-lega-ecco-le-condizioni-per-evitare-un-bel-r-i-p/

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