Le due posizioni! Sfogo di indipendentista contro gli indipendentisti razzisti

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L’efficacia dell’indipendentismo sta nella capacità di parlare ai territori reali, costituiti da milioni di individui con i cromosomi puri o meticci e un solo problema: lo Stato oppressore. Diversamente la “libertà”…
di Marco Bassani
Fonte:

http://www.lintraprendente.it/2013/08/sfogo-di-indipendentista-contro-gli-indipendentisti-razzisti/

Il grande, forse l’unico vero tema politico dei prossimi anni sarà l’indipendentismo. E il perché è abbastanza ovvio. Le entità politiche incontrollate e incontrollabili, essenzialmente irresponsabili e nate per produrre classi dirigenti che non rispondono a nessuno (che non sia un metafisico “popolo sovrano”), gli Stati nazionali, che rappresentavano l’orizzonte unico della riflessione politica sono entrate nella loro crisi risolutiva. Il coma è ormai irreversibile e si tratta solo di capire se troveremo una soluzione prima della distruzione dell’apparato produttivo oppure se l’accanimento terapeutico al capezzale degli Stati nazionali proseguirà fino all’annichilimento di ogni possibilità di produrre ricchezza.

È vero: nel nostro Paese il “vettore politico”, capace di interpretare un “blocco storico” alternativo non esiste. Partiti che semplicemente negano la crisi (PD e PdL) sembrano vivacchiare, un altro (M5S) che propone le fallimentari ricette del socialismo scandinavo degli anni Settanta ha ottenuto enormi successi alle scorse elezioni politiche. Di contro il partito che nell’ultimo quarto di secolo si era nutrito della crisi dello Stato nazionale (la Lega) è in via di estinzione, per manifesta incapacità di elaborare una qualunque proposta politica e di elaborare un progetto. Ma qui sta la differenza fra cronaca e storia. La cronaca politica non va necessariamente e in ogni momento nella stessa direzione della storia.

La disarticolazione degli Stati nazionali ha ormai caratteristiche tali di necessità e urgenza che vanno ben oltre le forze politiche e anche la consapevolezza delle popolazioni. Si tratta di una necessità che troverà le proprie vie e, nel nostro caso, verterà sulle regioni esistenti. Perché queste sono le uniche realtà istituzionali in grado di opporsi a Roma. Molti indipendentisti che incontro sono però convinti che i lombardi e i veneti di origine meridionale siano la quinta colonna dell’Italia e il vero tallone d’Achille. Nulla di più sbagliato. Chiunque si batta, in particolare in Veneto e in Lombardia, per una fuoriuscita dal sistema Italia, deve comprendere una cosa con chiarezza. Una proposta indipendentista ha senso solo se si rivolge a tutti gli abitanti del territorio. L’indipendenza non può essere la via per ricostruire un Veneto e una Lombardia simile a tre generazioni fa, con pochissimi immigrati dalle altre aree italiche e nessuno dal resto del mondo. Non può essere un’utopia regressiva in senso letterale, un ritorno ad un’età dell’oro che non è mai esistita e non illumina in alcun modo i problemi presenti.

BORGHEZIOL’errore fondamentale della Lega, che poi ha portato alla difesa dell’italianità delle banche, agli attacchi razzisti nei confronti degli extracomunitari e alle offese intollerabili nei confronti dei nostri concittadini meridionali, è stato quello di credere di poter rigenerare le comunità del Nord creando un gruppo di “meno uguali”. Le continue proposte di aprire i concorsi pubblici a chi risiedeva nella regione da almeno cinque anni (cavallo di battaglia della Lega quando non era irrilevante) erano etnicamente risibili – avrebbero dovuto chiedere i certificati di nascita dei quattro nonni, se fossero stati coerenti – eticamente intollerabili e politicamente suicide. Qualunque forma di razzismo e di divisione etnica non è soltanto inaccettabile, ma provoca contraccolpi devastanti dal punto di vista della strategia politica. Una comunità immaginata già come divisa, per il tramite di un progetto futuro di rigenerazione etnica, non potrà mai raggiungere un alto livello di coesione sulle questioni politiche cruciali.

Esistono limiti all’appartenenza? Direi di si. Alcuni individui si trovano su di un territorio per caso, non vedono l’ora di tornare a casa propria e non scommettono tutta la propria esistenza all’interno dei confini veneti o lombardi. Mi riferisco a certi insegnanti, impiegati delle poste, in breve agli statali in attesa di salire in graduatoria, che vivono Veneto e Lombardia come la loro personale “cattività babilonese”. Costoro sono già esclusi – e per scelta propria – dalle comunità di riferimento, non possono avere un’autentica “voce” sulla questione dell’indipendenza e vanno considerati ospiti a tutti gli effetti. Chi, al contrario, ripone tutte le proprie speranze nei confronti del futuro in un determinato territorio fa parte a pieno titolo della comunità e deve essere considerato a tutti gli effetti come facente parte del gruppo dei liberi ed eguali che deve decidere del proprio futuro. In questo senso esiste uno ius soli cogente, assoluto e volontario: veneto è chi ama il Veneto e lo vuole libero e prospero, e non soltanto i discendenti degli sconfitti di Campoformido. Lombardia e Veneto fondano le proprie pretese sulle vessazioni di oggi e queste riguardano tutti. Lepore non subisce meno espropri di Brambilla, Huang è venuto qui per dare un futuro di benessere a sé e alla sua famiglia e non per finanziare i forestali calabresi. Tutta la storia della Lega, fatta sì di tanta generosità iniziale, ma anche di volgarità, doppiezza politica e messaggi imbarazzanti, sembra costruita ad arte per fare di Lepore e Huang dei nemici e quindi rendere la via della libertà autenticamente impraticabile.

L’efficacia delle prospettive politiche indipendentiste parte dalla capacità di parlare al Veneto e alla Lombardia reali, costituite da milioni di individui con tutte le loro storie personali e i loro cromosomi puri o meticci e un solo problema: l’Italia.

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