Seconda posizione, la battaglia per il Nord è soprattutto una battaglia in difesa della sua identità

Ira funesta di Gilberto Oneto contro L’Intraprendente: tra sfoghi contro il razzismo e celebrazioni di “bergamaschi nati in Nigeria”, vi state dimenticando che la battaglia per il Nord è soprattutto una battaglia in difesa della sua identità
di Gilberto Oneto

Fonte:

http://www.lintraprendente.it/2013/08/botta-indipendentista-doc-ci-accusa-siete-diventati-politicamente-corretti/

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Leggo lo Sfogo di indipendentista contro gli indipendentisti razzisti e per la prima volta mi capita di non essere completamente d’accordo con l’amico Marco Bassani. Ovviamente condivido sia la premessa («l’unico vero tema politico dei prossimi anni sarà l’indipendentismo») che la conclusione («un solo problema: l’Italia»), ma ho molte perplessità su alcune delle cose che dice in mezzo. Ho l’impressione che anche lui, come tantissimi altri, sia troppo condizionato dal tradimento leghista e finisca per condire di comprensibile rancore i suoi ragionamenti, confondendo quello che avrebbe dovuto fare la Lega (e che tutti speravano avrebbe fatto) con quello che ha effettivamente combinato. Da innamorato ingannato fa anche qualcosina di più: rubrica certi atteggiamenti e obiettivi come negativi solo perché la Lega fedifraga li ha traditi e sputtanati. Quali sarebbero le “offese intollerabili nei confronti dei nostri concittadini meridionali”? Le barzellette che si raccontavano nelle sezioni del Carroccio o le sacrosante considerazioni sullo sfruttamento, sui diversi livelli di partecipazione, sul generale ragionamento del chi dà e chi riceve nell’italico ambaradan? Ancora: perché criticare il progetto di favorire i residenti che è stato un proposito intelligente (forse per questo mai attuato) che dovrebbe essere riproposto con vigore?

Manifesto (1)Soprattutto non credo si possa affidare solo alla libera espressione della volontà la battaglia indipendentista. L’autodeterminazione è fondamentale ma resta uno sterile esercizio senza l’identità. A questo punto si inserisce un successivo intervento di Carlo Lottieri (altro amico di cui avevo fino a qui condiviso quasi tutte le opinioni) che, inneggiando alla firma di tal Tony Iwobi (che con linguaggio mooolto politicamente corretto definisce “bergamasco nato in Nigeria”) alla sottoscrizione di Color 44, si augura che lo spirito indipendentista coinvolga molti dei nuovi lombardi “alla Mario Balotelli”. Ciumbia! Questo eccesso di entusiasmo per la sicura conversione indipendentista di tanti immigrati, adottati, strolighi e calciatori ha forse origine nel “vecchio spirito lombardo” alla Ariberto («Chi emigra a Milano e sa lavorare diventa uomo libero»), che però si rivolgeva a gente che aveva gli stessi schemi culturali e morali. Quelli che arrivano adesso non hanno un lavoro (ovvero non sono utili alla comunità) e lo sottraggono ai nostri, arrivano da posti strani, non hanno grande voglia di diventare dei nostri e soprattutto sono troppi per diventarlo, per integrarsi. Un po’ di latte aggiunto allo yogurt diventa yogurt, troppo diventa solo cattivo latte.

Questi non arrivano solo perché “così va il mondo”, sono qui in base a un nefasto progetto politico: l’immigrazione prima meridionale e poi “extra” risponde a un preciso disegno di distruzione delle identità padane e perciò di ogni volontà indipendentista. È lo stesso trucco impiegato nel Sud Tirolo. È uno strumento degli italianisti per tenere insieme la loro patacca “una e indivisibile”. Qualche immigrato si è integrato ed è diventato dei nostri? Bene. La maggior parte però non lo fa: non lo hanno fatto legioni di meridionali che sono qui da decenni a fare gli sbirri, gli statali, i magggistrati, i mafiosi, i coloni dell’Italia e non gli passerà mai per la testa di diventare indipendentisti. Sono qui per italianizzare la Padania e ci stanno riuscendo. Gli “extra” sono qui per globalizzare, per completare il lavoro e distruggere definitivamente ogni identità. Il signor Huang non diventerà mai padano, figuriamoci indipendentista! Questi saranno indipendentisti solo se comanderanno loro, come i meridionali sono nazionalisti perché comandano loro.

Questo paese è “l’antico deposito di fatiche” di Cattaneo e appartiene a chi quelle fatiche le ha fatte e ai loro discendenti. Si salva solo se i suoi cittadini decideranno di salvarsi. Qualcuno si vorrà accodare? Potrà farlo se sarà davvero diventato come noi, se ci sarà posto e se lo vorremo. Ricordate Miglio: «Stare con chi si vuole e ci vuole». I baltici, quando hanno votato per la loro indipendenza, hanno concesso il diritto di voto solo a chi viveva lì nel 1945 e ai loro eredi. I russi mandati dopo per russificare quelle terre hanno dovuto restare a guardare. Se si vorranno balticizzare avranno tutto il tempo e le opportunità per farlo. Non è solo un problema di espressione di libertà, ma anche e soprattutto di identità, senza la quale si mette assieme al massimo un grande condominio ma certo non una comunità.

Tutto mi sarei aspettato tranne un Bassani e un Lottieri “politicamente corretti”. Per l’affetto che provo per loro, dimenticherò presto quel triste “nostro Paese” (riferito all’Italia) del primo e il rabbrividente e vendoliano riferimento all’immagine “rinnovata, aperta, liberale e universalistica” del secondo. Scusate, ma al benettoniano manifesto del “Veneto è chi il veneto fa”, preferisco sempre quello (copyright del Movimento Autonomista Valsesiano) della bambina che dice la sua sull’Italia. Secessione!

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