Regione Lombardia, la compagna di Matteo Salvini assunta con incarico fiduciario

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Giulia Martinelli fa parte dello staff dell’assessore al Welfare Maria Cristina Cantù senza aver sostenuto concorsi. Salvini risponde. “Lei è in grado di aiutarsi da sola”.

La compagna del segretario della Lega Nord Matteo Salvini, l’avvocato Giulia Martinelli, da giugno è stata assunta con un contratto in forma di incarico fiduciario per circa 70mila euro all’anno dall’assessore al Welfare Maria Cristina Cantù. La notizia è stata riportata oggi da Il Fatto Quotidiano che ha evidenziato come la compagna del leader della Lega sia stata assunta per chiamata diretta in un assessorato di una Regione guidata proprio dal Carroccio.

C’era tra l’altro stato un primo tentativo di far assumere Giulia Martinelli già a gennaio, ma la segreteria generale della Regione lo respinse, perché in quel periodo casi come questi venivano ancora presi con le molle visti gli scandali della famiglia Bossi. Ora invece l’accordo è stato firmato e un consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, Dario Violi, ha intenzione di presentare interrogazione per chiedere chiarimenti su assunzioni di questo tipo, anche perché quello di Giulia Martinelli non è l’unico caso, visto che sono stati assunti anche Lucio Brignoli ed Eugenio Zoffili che sono rispettivamente coordinatore federale del movimento dei giovani padani e vice segretario provinciale della Lega Nord.

In particolare, spiega sempre il Fatto Quotidiano, Eugenio Zoffili fa parte dello staff di Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione, mentre Lucio Brignoli di quello di Claudia Maria Terzi, assessore all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile.

Nel frattempo Stefano Spennati, figlio dell’assessore all’Istruzione Valentina Aprea di Forza Italia, dopo essere stato l’assistente di Lara Comi al Parlamento Europeo è rimasto a Bruxelles dove è diventato dirigente della Regione Lombardia presso la sede europea. In questo caso è un altro consigliere pentastellato, Stefano Buffagni, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti e ha dichiarato di essere intenzionato a presentare anche una mozione di censura nei confronti dell’assessore.

Tornando a Giulia Martinelli, prima di approdare al Pirellone lavorava già all’Asl dove era entrata vincendo un regolare concorso, passaggio che invece non le è servito per lavorare in Regione. Secondo Dario Violi l’avvocato ora percepisce il doppio di quanto prendeva prima all’Asl, ente cui ha chiesto l’aspettativa. Matteo Salvini ha risposto direttamente tramite il suo profilo Facebook dicendo che la sua compagna lavora all’Asl da cinque anni, che è più brava di lui e si sa aiutare da sola e soprattutto aiuta gli altri, visto che ha rinunciato a un meglio retribuito impiego nel settore privato per occuparsi “di sociale, di malati di mente e di donne maltrattate, di disabili e di bimbi in difficoltà”, tuttavia non fa chiarezza sulla questione dell’impiego in Regione.

Fonte
http://www.polisblog.it/post/246751/regione-lombardia-compagna-di-matteo-salvini-assunta-senza-concorso

La nuova Lega Nord alle europee…

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La Lega toglie la Padania dal simbolo
per raccogliere consensi anche al Sud
Nuovo logo in vista delle Europee: ci sarà solo la scritta “Basta Euro”

Il tweet del segretario Matteo Salvini che mostra il nuovo simbolo della Lega Nord per le Europee

MARCO BRESOLIN,  da la Stampa,

Addio Padania, ce lo chiede l’Europa. C’era una volta il simbolo della Lega Nord, lo spadone di Alberto da Giussano e, sotto, ben in vista, il nome del Capo: Bossi. Poi sono arrivati gli scandali, le ramazze, i barbari sognanti e il nome del fondatore è sparito. Al suo posto, Bobo Maroni è riuscito a piazzare un più «generico» Padania (e a mettere il pure il suo, un anno fa, in occasione della corsa al Pirellone). Ma il nuovo segretario Matteo Salvini è riuscito ad andare oltre, a mettere nel dimenticatoio – ma si dirà che non è così – anche il nome della fantomatica regione desiderosa d’indipendenza. 

Alle prossime Europee, gli elettori non troveranno sulla scheda la scritta Padania. Al suo posto, sul simbolo leghista, quello slogan che ormai è diventato un mantra: «Basta Euro». Il motivo è chiaro: la Lega si presenterà in tutta Italia, non solo in «Padania», e quindi per raccogliere consensi anche al Sud punterà tutto sul «Basta Euro». Accanto ad Alberto da Giussano, laddove un anno fa compariva l’enigmatico simbolino «Tremonti» (nella versione originale, poi bocciata, c’era scritto TreMonti), ci sarà spazio per la scritta «Autonomie» e per il simbolo di «Die Freiheitlichen» (I Libertari), movimento autonomista altoatesino di destra. 

L’Indipendenza, Cerca Dentro o fuori la Lega, ecco le condizioni per evitare un bel R.I.P.

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di GILBERTO ONETO

Sembra che i destini padani siano legati a Mantova: nel 1996 il Parlamento padano sanzionava la svolta secessionista della Lega e l’altro giorno Tosi ha cercato di confezionare una pietra tombale debitamente incisa con un bel R.I.P., che lui ha inteso come “Ricostruiamo il Paese” (il suo).In ogni caso la vicenda porta un po’ di chiarezza. Maroni, cui in tanti avevamo riposto qualche speranza (nonostante il curriculum) sta dimostrando che non prova alcun interesse per l’indipendentismo, che anche la Macroregione era una panzana elettorale (come il famoso 75%) e che il suo obiettivo è governare la Lombardia in un tranquillo tran tran doroteo, tirare a campare un paio di legislature, fino al 2022 quando avrà 67 anni, l’età giusta per andare in pensione.Per questo guarda con simpatia alle trovate tosiane, le condivide e le appoggia. E la Lega? Privata di ogni slancio, energia e credibilità, può essere lasciata a chiunque voglia la rogna di prendersela magari in cambio di un disciplinato appoggio al nuovo Centrone che si sta mettendo assieme.Il nuovo segretario sarà Bossi? Sarebbe un patetico e impresentabile  struscio sul Viale del Tramonto. Bernardini? Nessuno conosce né le sue capacità né il suo gradiente di indipendentismo.Giorgetti? Tace. Salvini? È il solo che abbia l’energia e l’astuzia di rispolverare (come già sta infatti facendo) la secessione. Salvini imita Bossi nella grinta, ma anche nel viziaccio di circondarsi di nullità, di gente che non gli faccia ombra ma che non vale una cicca succhiata. L’indipendentismo ha bisogno di robuste concimature culturali, di ricostituente identitario, di capacità di fare opinione e consenso. Il nulla produce il nulla  e non si può riproporre ai padani scazzati la ricicciatura di pastrugni già sperimentati.Serve invece un cambiamento radicale e credibile. Serve un progetto semplice, chiaro e non negoziabile, un programma di un solo punto: l’indipendenza dall’Italia. Serve poi un codice di comportamento. Proviamo a buttare lì alcuni punti. Si fanno alleanze solo con partiti che vogliono l’indipendenza della Padania o di una sua parte. Non si partecipa a maggioranze: si concede l’appoggio ad altri solo su specifici obiettivi e in cambio di vantaggi concreti di autonomia. Si amministra localmente esclusivamente  da soli e con finalità di consenso indipendentista: una commissione veglia sugli amministratori locali e li “scarica” se il loro comportamento non persegue il fine comune. Gli eletti che hanno un lavoro percepiscono solo rimborsi spese. Gli eletti che si dedicano a tempo pieno all’attività politica non possono ricevere più di 2 o 3mila euro al mese più i rimborsi spese. Tutti gli stipendi di eletti e nominati vengono versati al partito che li usa per costruire consenso. Il partito  si impegna in produzione di progetti, diffonde informazioni utilizzando strumenti tradizionali e tecnologicamente avanzati, organizza iniziative, crea eventi: insomma deve fare tutto quello che non ha fatto la Lega e che consente invece a una forza indipendentista di svegliare la sua gente e organizzarla. Nessuno viene eletto per più di due mandati. I candidati sono estratti a sorte fra persone che hanno superato una selezione costruita sui curricula e su prove di cultura indipendentista. Tutti gli incarichi devono essere resi pubblici. Gli incaricati devono rendere conto del loro operato.Se qualcuno nella Lega intende perseguire una linea del genere avrà il nostro appoggio. Se qualcuno lo vorrà fare fuori dalla Lega anche.

Tratto da;
http://www.lindipendenza.com/dentro-o-fuori-la-lega-ecco-le-condizioni-per-evitare-un-bel-r-i-p/

La marcia del “gambero verde”: dal Po a “Forza Alto Adige” con la Biancofiore

di GILBERTO ONETO

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Nei giorni in cui la Catalogna festeggia la sua giornata nazionale, la Diada, con una straordinaria catena umana per richiedere l’autodeterminazione, i relitti di quello che è stato il più grande partito indipendentista d’Europa si dedicano ad alcune audaci imprese autonomiste. Bossi annuncia la sua candidatura alla Segreteria federale, giusto per portare una ventata di novità e di pulizia. Il suo quasi dimissionario successore, già ammaliato dai fasti dell’Expò, impegna tutto il suo ardore combattivo in un’altra gloriosa tenzone secessionista: portare le Olimpiadi a Milano. Il sindaco monocolore leghista di Arona gorgheggia tronfio l’Inno di Mameli. Infine (ma solo provvisoriamente) a Bolzano viene presentato il simbolo congiunto “Forza Alto Adige-Lega Nord- Team Autonomie” per le prossime elezioni provinciali. La capolista sarà la consigliera leghista Elena Artioli, fondatrice del geniale e rivoluzionario Team Autonomie.

La boutade è stata presentata alla stampa dalla deputata superberlusconiana Michaela Biancofiore: il simbolo è una piccola meraviglia che gli elettori apprezzeranno estasiati. La Lega non si è alleata né con la Svp, né tanto meno con il partito indipendentista di Eva Klotz, come forse qualche illuso sognatore avrebbe sperato (e come avrebbe dovuto essere per un partito davvero indipendentista) ma con la peggior greppia terron-patriottica, sotto il neologismo giacobino e fascista di “Alto Adige”, per la conservazione dell’occupazione del Tirolo, legittimando con una moscia pennellata di autonomismo di facciata il patriottico meridionalume rappresentato dalla Biancofiore. Il Segretario federale della Lega – in fregola olimpionica – ha evidentemente avallato questa infamia.

Tutte queste miserie sono avvenute mentre Eva Klotz va avanti sul suo progetto di referendum per l’autodeterminazione, e mentre i catalani danno un’altra spallata ai camerati iberici della Biancofiore. La loro catena umana è il coerente passo in un entusiasmante crescendo di iniziative sul cammino della libertà: viene dopo decenni di lotte, di impegno, di lavoro, di penetrazione nella società, di costruzione di identità culturale e di creazione di consenso. Per farlo i catalanisti hanno impiegato tutti gli strumenti più adatti: la propaganda spiccia, la ricerca storica, la diffusione di notizie, le elezioni e anche – con intelligenza – il controllo delle amministrazioni locali a tutti i livelli. Non hanno fatto Miss Catalunya, neppure il giro ciclistico, la banca, il circo e le altre belinate e porcherie con cui è stato lordato il padanesimo.

I primi a utilizzare l’immagine della catena umana per la libertà erano stati i paesi baltici nel 1989: in pochi anni avevano raggiunto i loro obiettivi. La “via catalana” dell’11 settembre può essere uno degli ultimi decisivi atti nel processo di emancipazione. In Padania si è fatto l’esatto contrario: si è organizzata la catena, si è proclamata l’indipendenza e poi – un passo indietro alla volta – si è rinunciato a tutto, passando per il governo nazionale, a quello regionale, alle alleanze più mortifere, fino all’inutile esercizio dell’amministrazione locale.

È la gagliarda marcia del gambero verde, che porta un nuovo elemento nel già rigoglioso acquario leghista. Sul Po, quel lontano settembre del 1996, c’era ben più di un milione di persone, forse più di quanti ne abbiano radunati assieme baltici e catalani. Era gente che ci credeva, piena di entusiasmo, di energia e di speranza. Chi c’è stato ritiene un ricordo sfolgorante e commovente di quel giorno in cui la libertà sembrava a portata di mano. Oggi, diciassette anni dopo, siamo all’Expò, a Tosi, alla Biancofiore. Il Signore stramaledica chi ci ha portati a questo.

Padania Indipendente? Sì, dopodomani coi sindaci che cantano Mameli

Tratto da…

http://www.lindipendenza.com/padania-indipendente-si-dopodomani-coi-sindaci-che-cantano-mameli/

di TONTOLO

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Un amico del Verbano mi manda questa foto:  vi si nota in pimo piano a destra il sindaco leghista di Arona, il prode Alberto Gusmeroli, già fattosi notare in passato per numerose iniziative di stampo indipendentista (si fa per dire, è ironia per qualcuno dei lettori che mi seguono e che spesso non la capiscono), alla premiazione del gran premio off shore di motonautica, versione emirati, sull’attenti mentre canta. E che cosa può cantare durante una premiazione? Ma l’inno di Mameli, ovviamente…In altri luoghi del mondo i sindaci in quota ai Movimenti indipendentisti spesso sono dei guerrieri che trascinano le proprie popolazioni. Qui da noi, invece, alcuni (non tutti, ma molti…), una volta messo il culo sulla poltrona sono più ligi di un prefetto alle usanze e ai costumi italici.  Povera Padania e povera la sua indipendenza… E adesso aspetto i soliti soloni “militonti” che vengono a farmi la morale. Amen!

La Lega e la cultura: abbasso l’intelligenza, viva la cadrega

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di GILBERTO ONETO

In un rifugio arroccato in cima alle Alpi lecchesi si è conclusa la cosiddetta Università dell’Estateorganizzata da Terra Insubre. È stata la decima edizione di un evento che consolida il suo ruolo di raro (se non unico) strumento di didattica rivolto ai giovani del vasto e frantumato mondo autonomista e indipendentista. Da questa “scuola” sono negli anni passate molte centinaia di giovani che sono venuti a stretto contatto con studiosi, giornalisti e politici che hanno qualcosa da dire, trasmettere e insegnare. L’operazione avviene in stretta coerenza con la lunga attività dell’Associazione culturale Terra Insubre che è un caso speciale per durata, costanza e capacità operativa che travalica di molto i confini identitari delineati dalla sua ragione sociale.Alcune considerazioni vanno fatte sulla vicenda e, soprattutto, sul ruolo giocato (o non giocato) dalla Lega nella cultura autonomista e nella sua diffusione nel mondo giovanile.La prima, amara, constatazione riguarda il fatto che a nessuno dei frequentatori di questi eventi, ma neppure di associazioni culturali o di iniziative di qualità sia mai stato attribuito un ruolo di qualche rilievo all’interno del partito. Sembra anzi (ma più che una sensazione è una certezza) che chiunque sia sfiorato dal sospetto di simpatie o competenze culturali vada scrupolosamente tenuto lontano dai luoghi dove si decide e opera. Sembra (ma è un’altra granitica certezza) che per avere ruoli nel partito o nelle istituzioni si debba fare professione di olimpica ignoranza, si debba essere – per usare una espressione “sgarbata” – delle capre o essere abilissimi nel sembrarlo. La frequentazione con una larga fetta degli eletti e dei rappresentanti dell’attuale Carroccio è in questo senso imbarazzante, e certo non fa del bene al comune progetto di libertà. Chiedere  a questi “fratelli De Rege” informazioni sul federalismo, sull’identità padana o sull’essenza dell’autodeterminazione è come coinvolgere un paracarro in un simposio sulla filologia baltica.  Hanno trasformato lo slogan un po’ truculento ma non privo di un suo appeal di luciferino romanticismo “Abbasso l’intelligenza e viva la morte!” dell’eroe franchista Millan Astray  in un più pecoreccio – ma redditizio – “Abbasso l’intelligenza e viva la cadrega!”La Lega ha sempre guardato con sospetto le associazioni culturali (con l’ovvia eccezione delle patacche belleriane) fino a osteggiarle duramente: se avesse impiegato contro gli avversari solo una porzione dell’energia messa a combattere La Libera Compagnia Padana, Terra Insubre, Raìse Venete, Dumà Nünch, Noste Rèis e cento altre iniziative minori, oggi la condizione politica generale sarebbe senz’altro migliore.Si assiste a un caso unico nel panorama italiano,ma anche mondiale, di un movimento giovanile di un grande partito che non abbia una rivista, un giornalino, un bollettino ciclostilato su cui esprimere e dibattere idee: non c’è al mondo un’altra comunità giovanile di quella estensione che non critichi, ragioni, litighi, cerchi e ricerchi.La Lega ha avuto (e ancora ha in parte) straordinarie occasioni e potenzialità di diffusionedi cultura e di informazione, di fare propaganda e creare consenso: ha preferito distribuire milioni di gadgets piuttosto che libri, ha gettato risorse in Miss Padania, giri ciclistici, circhi, campionati di calcio  e festival della canzone, ha chiuso una casa editrice e due settimanali, ha ridotto un quotidiano e una televisione a patetici paciocchi, inquina una radio potenzialmente deflagrante con ufo, cagnolini, massacri linguistici e altro becerume. Poteva raggiungere milioni di persone, tutte le famiglie della Padania, tutti i luoghi di incontro; poteva distribuire idee, sollecitare e incanalare pulsioni, trasformare la protesta e il risentimento di una grande comunità in idee, sogni e progetti.Oggi non serve sollecitare un partito di badanti, tesorieri e portavoce a diventare quello che non può essere. Serve  solo che ciascuno continui a fare la propria parte: questo giornale in primis, Terra Insubre e tutti gli altri operatori di buona volontà. Meglio ancora sarebbe inventarsi un coordinamento. Ma questa è un’altra storia.

Calderoli: autonomia fiscale o secessione! Ma va a scuà el mar…

Fonte:
http://www.lindipendenza.com/calderoli-autonomia-fiscale-o-secessione-ma-va-a-scua-el-mar/

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di TONTOLO

A volte c’è da far fatica a credere… Leggete questa notizia:

«Grillo vuole andare al voto, noi vogliamo andare al voto, Berlusconi sembra essere favorevole a un ritorno alle urne. Perchè quindi non si torna subito a elezioni? Con un’ampia maggioranza di questa opinione e un governo che non sa decidere ma sta distruggendo il Nord non ci sono alternative». Lo afferma Roberto Calderoli, della Lega, vicepresidente del Senato. «Napolitano -aggiunge- ne prenda atto, questo esecutivo non si salverà nemmeno dopo l’incessante ‘campagna acquistì in atto. Si deve ridare voce al popolo. Noi siamo pronti per le urne e a fare un’alleanza con chi è in grado di garantire autonomia fiscale e quindi competitività al Nord. O ritorniamo ad essere padroni a casa nostra oppure l’unica alternativa è ritornare al progetto secessionista».

Alcune considerazioni ci stanno pure, tipo il fatto che questo governo non produce nulla di buono. Ma io che son Tontolo ma non tontolon mi chiedo: ma uno che un tempo gridava secessione a squarciagola, poi l’ha messa in soffitta per allearsi col suo amico Berlusconi, adesso la ritira fuori dal cassetto pensando di prendere i fondelli chi? Ma va a scuà el mar…

La Lega dorotea e il federalismo “patriottico” di Tosi

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di GILBERTO ONETO

Maroni aveva promesso che avrebbe cambiato tutto, fatto pulizia, cacciato i vecchi marpioni e ripreso la strada dell’indipendenza. In molti ci avevano creduto magari mandando giù il boccone di un asettico e romanocentrico “Nord” al posto dei nomi più veri e antichi della nostra terra.Poi, un po’ alla volta, si è convertito al più robusto doroteismo: non si fa nulla, non si decide nulla, si rimanda, si rinvia, si fa della buona amministrazione, forse, chissà, se gli alleati lo permettono, se il buon tempo tiene, se, se, se…..Ogni tanto si sente parlare della Lega per qualche sparata contro madama Kyenge e della giunta lombarda per questioni di incarichi: niente di bello né di entusiasmante. I barbari sognanti si sono svegliati in una realtà che odora di vecchia socialdemocrazia e ha l’appeal del fondo melmoso di uno stagno. Qualche nota di tromba ogni tanto la caccia Bossi, così come viene, giusto per fare casino: l’insieme somiglia sempre di più a una gag di Crozza. Manà, manà.Chi si distingue è il sindaco di Verona e segretario della Liga Veneta.  Le sue ultime trovate sono una autocandidatura alle primarie del Pdl (Forza Italia, Casa, Popolo, Polo, Domiciliari delle libertà…  abbiamo perso il conto) e una patriottica stornellata con Giorgia Meloni, vivace capetto di Fratelli d’Italia. Hanno ipotizzato  di fare un po’ di strada assieme ed hanno anche coniato una nuova formula: il “federalismo patriottico”.  Mancava alla collezione di tavanate accumulata in questi anni: neppure il pirotecnico Calderoli era mai arrivato a una acrobazia lessicale così audace, a un ossimoro così fulminante. Questi sono figli di Marinetti e il paroliberismo è nel loro dna.Nel generale marasma  della politica italiana in pochi hanno l’aria soddisfatta e il Tosi è sicuramente uno di questi: non che abbia un sorriso smagliante (in Insubria  si dice «Nas che pissa in buca, guai a chi ghe tuca») ma ha sicuramente tutte le sue buone ragioni per esultare. Sta bastonando e cacciando tutti i leghisti che gli sono poco simpatici e – soprattutto – sta ritornando a casa e, come il figliol prodigo, già pregusta le prelibatezze dello spiedo rosolato in suo onore. È un po’ come certi personaggi inglesi o americani della fiction spionistica (ma anche della realtà) che erano stati reclutati da giovani dal Kgb e avevano percorso tutta la loro carriera da talpe nei ministeri o nelle forze armate dei loro paesi facendo evidenti danni: scoperti se ne sono fuggiti in Unione Sovietica  dove sono stati accolti con gli onori tributati agli eroi.Tosi, riscaldato anche nei momenti più difficili dalla fiamma patriottica (ovviamente tricolore) si è intalpato nella Lega e con caparbietà e anche con indubbie capacità è riuscito a scalare l’intera piramide gerarchica fino allo scranno di vice-segretario federale. Chapeau! Anzi: fez! Non è facile sopravvivere e prosperare in una struttura come il Carroccio se non si hanno forti motivazioni e una infinita capacità di sopportazione: in generale sopravvivono solo prosseneti e incapaci. Non si ha motivo di credere che Tosi sia così, perciò la sua abilità è ancora maggiore e resta solo il rimpianto non sia stato davvero dei nostri.Oggi però il giochino non può più funzionare. Maroni non ha più davanti a sé la scelta fra una sconfitta e una radiosa vittoria, ma solo – salvo robusti interventi dello Spirito Santo – fra una rotta ignominiosa e una consunzione dignitosa. Per salvare le apparenze, preservare la dignità e lasciare spazio a chi volesse riprendere il cammino con più entusiasmo e credibilità deve dare un forte– ancorché tardivo – segnale di coerenza e disfarsi dei più pericolosi focolai di malattia, delle pesti più dannose. Qui non bastano più le scope, forse neppure il vecchio e caro flit: ci vogliono interventi chirurgici spietati. O così o manà!

Lega, 20 anni di vuoto. Ma è la coscienza che rende indipendenti.

http://www.lindipendenza.com/lega-20-anni-di-vuoto-ma-e-la-conoscenza-che-rende-indipendenti/

Di Gilberto Oneto

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Lega risponde alla storiaccia ghanese di Milano con una gazebata per contrastare clandestinità e jus soli. Cosa ci sarà sui 500 tavolini annunciati in giro per la Lombardia? I fogli per l’ennesima raccolta di firme, forse qualche stinto gadgets (anche lì i bei tempi sono finiti) e poco altro. Ci saranno libri, depliand, documenti o seri volantini esplicativi sul doloroso fenomeno dell’immigrazione foresta? No. Solo la tristezza dei soliti slogan, delle “parole d’ordine” ormai un po’ stantie e qualunquiste contro gli irregolari ma – per carità – niente contro quelli “per bene, che lavorano”. Retorica “lavorista” del put che non ha dietro un ragionamento, uno studio, un’analisi. Niente. Niente non solo sull’immigrazione ma su qualsiasi altro argomento: la Lega non si è mai impegnata a fare ricerca, archivio, analisi e divulgazione furba. In tutti questi anni ha mandato in Parlamento, in Europa, nei Consigli regionali  parecchie centinaia di persone che hanno preso per questo loro “impegno” stipendi superiori di cinque volte a quelli dei professori universitari, dieci volte (almeno) superiori a quelli dei ricercatori. Cosa hanno prodotto questi signori?  Qualcuno di loro si è specializzato in qualche tematica sensibile, ha fatto studi, raccolto dossier, scritto articoli o libri? Nisba. I soli che hanno fatto qualcosa del genere (pochissimi: Miglio, Staglieno (scomparso ieri), Beggiato, Lembo e una manciatina d’altri) lo facevano già da prima di essere eletti ma sono stati tutti – guarda caso – cacciati via.  Si accettano scommesse sulla durata di Stefano Bruno Galli.

In un partito che dovrebbe avere come solo obiettivo l’indipendenza della Padania (vedesi Statuto), tutti gli sforzi dovrebbero essere dedicati a convincere la maggioranza dei padani a volere l’indipendenza e il solo modo civile, pacifico e democratico è di conquistarne il consenso attraverso l’informazione e il ragionamento. Per farlo bisogna produrre dati, notizie, numeri, statistiche e strumenti di discussione e conversione: bisogna ri-raccontare la storia, svelare porcate e menzogne, diffondere dati economici, cifre dello sfruttamento, raccogliere archivi di dati che servano a combattere la battaglia, che siano fabbriche di munizioni per la guerra di liberazione. Bisogna fare cultura e informazione. Bisogna che ci siano uomini che vi si dedicano con impegno, e chi può farlo meglio di gente che riceve ricchi stipendi per darsi a tempo pieno alla comune battaglia? E invece nessuno di questi pisquani ha mai fatto niente del genere perché nessuno glielo ha mai chiesto e perché gran parte di loro è stata scelta non già per preclare virtù intellettuali, ma  sulla base dell’abilità di far scivolare ben salivate slinguazzate sulle terga del potente di turno. I più intraprendenti hanno fatto di più nell’impegno  di tessuti mucosi.

Il risultato sono vent’anni di vuoto, di incapacità di affrontare con adeguati strumenti informativi gli argomenti di dibattito e di lotta politica. Il risultato sono i gazebi vuoti e i soliti due o tre che possono andare in televisione  solo grazie a personali doti di palcoscenico.

Per tornare alla vicenda dell’immigrazione: la Lega non ha mai affrontato il tema in maniera sistematica e scientifica raccogliendo dati ed elaborandoli. Non si è occupata di numeri, di statistiche sui costi, sulla criminalità, sul disagio prodotto: si è limitata allo spray. Solo il volonteroso  Pellegrin insiste nel raccontare ogni giorno su Radio Padania le malefatte degli immigrati: le sue trasmissioni potrebbero essere la base per un poderoso archivio di informazioni da usare in maniera intelligente. Un lavoro che dovrebbero fare gli eletti nelle istituzioni: gente cui però poco si addicono sia la parola “lavoro” che quella sconosciuta di “intelligenza”.

In questi giorni dibattiamo ancora una volta sulla necessità di costruire un serio movimento indipendentista e tutti si dicono concordi che non si debbano ripetere gli errori della Lega. Il maggiore di questi errori – prima ancora del nepotismo, prima della corruzione, prima del cadreghismo – è proprio questo amore per l’ignoranza, questa idiosincrasia per lo studio e la competenza, questa paura per la gente capace, per le iniziative virtuose, per l’applicazione sistematica nella conoscenza: il terrore bossiano (ma diffuso a macchia d’olio a tutti i livelli) dei coefficienti di intelligenza appena superiori a quelli di un babbuino. Prima ancora di ragionare su alchimie organizzative e su machiavelli programmatici, occorre che i rifondatori indipendentisti  riconoscano l’ineludibile valore delle capacità, della cultura e della conoscenza. Ha ragione Lombardi Cerri quando insiste sulla “dittatura del curriculum”, quando dice che chi non ha dimostrato nella sua vita capacità di qualche genere non possa aspirare a cariche e poteri perché farebbe solo danni. “La conoscenza vi renderà liberi”  dice il Vangelo e si può legittimamente interpretare anche come: “la conoscenza vi renderà indipendenti”.