Visca la República catalana!

Indipendenza Catalogna: cinque spunti per capire che aria tira

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http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/02/indipendenza-catalogna-cinque-spunti-per-capire-che-aria-tira/2182006/

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L’Europa dovrebbe cacciarci a pedate

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Non è l’Italia che deve andarsene dall’Europa, come vorrebbero alcuni partiti, ma l’Europa che dovrebbe cacciarci a pedate nel sedere. Perché ci mancano gli standard minimi. Che non sono quelli economici e finanziari, che sono recuperabili e in parte recuperati, dall’odiatissimo, non a caso, governo Monti, ma etici, che sono irrimediabili. Non c’è settore della vita pubblica, e anche privata, che non sia corrotto. Parlamentari, presidenti di Regione, consiglieri regionali, personale delle abolende Provincie, sindaci, assessori, consiglieri comunali, Pubblica amministrazione, Guardia di Finanza, dai più alti ai più bassi livelli, polizia, vigili urbani. Non c’è luogo in cui la magistratura vada a ficcare il naso dove non salti fuori il marcio. E non ci sono distinzioni regionali: il Nord, con la sua ex ‘capitale morale’, Milano, vale il Centro e il Sud. Ci si potrebbe divertire come si fa nel gioco ‘fiori e frutta’, a stendere la carta geografica della Penisola e, a occhi chiusi, puntare il dito a caso. A meno che non si capiti su qualche cima delle Alpi o su qualche cucuzzolo degli Appennini, non c’è città, cittadino, paese o paesello, insomma non c’è agglomerato di italiani che sfugga al marciume generale.
Il premier di questo Paese incontra più volte un pregiudicato, in stato formale di detenzione, e con costui decide leggi fondamentali dello Stato. Una cosa simile non si era vista mai, nemmeno nel più sgangherato, misero e miserabile Paese del mondo. Il suo mandato era scaduto da soli due giorni che Sarkozy ha subito una perquisizione in casa propria (per essere precisi: in quella di Carla Bruni dove si era stabilito) e un paio di settimane fa è stato trattenuto per un giorno e una notte in stato di fermo. E non stiamo parlando della Germania, dove un presidente della Repubblica si è dimesso in sette minuti perché accusato, solo accusato, di aver ricevuto in anni lontani un mutuo agevolato o dei Paesi scandinavi dove resiste ancora l’etica protestante, ma della cugina Francia molto simile a noi in tanti difetti. Ma anche da loro ci sono dei limiti. Non si può permettere a un delinquente di determinare la politica di un Paese con la scusa, ridicola, che «ha il consenso». Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto resistenze inaudite per cercare di non rendere testimonianza in un processo, mentre la testimonianza è un dovere civico che riguarda tutti i cittadini (e se cerchi di sottrarti, i carabinieri, dopo due richiami, ti portano in Tribunale in manette), che non conosce guarentigie ne privilegi di sorta salvo quello, se si è una carica Istituzionale, di ricevere i Pubblici ministeri nel proprio ufficio e non nella sede del processo. Questi sono gli esempi che ci vengono ‘dall’alto’, a tutti i livelli.
Secondo una ricerca di Nando Pagnoncelli sette italiani su dieci ritengono che la corruzione non riguardi episodi individuali, ma che sia l’intero sistema ad essere corrotto, in ogni ganglio. E hanno ragione. Peccato che nel frattempo si sia corrotto anche il cosiddetto ‘cittadino comune’. Io vado a nuotare in un’antica e prestigiosa Società milanese che ha una bella piscina olimpionica, una delle poche a Milano, e il costo dell’iscrizione è alto. Non ci sono rumeni. Ma basta lasciare aperto l’armadietto che ti rubano gli asciugamani, i costumi, le mutande sporche.
Siamo l’unico Paese ad avere quattro mafie, quella propriamente detta, la camorra, la ‘ndrangheta, la Santa Corona Unita insieme alle loro varie sottospecie che sono ben emerse negli scandali Mose ed Expo, con le quali stiamo infettando il resto d’Europa. Perché dovrebbero tenerci? Se fossi un europeo direi: via! Raus! Rimanete a marcire nel vostro truogolo un tempo chiamato ‘il Bel Paese’.
Massimo Fini
Il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2014

“Operazione Lombardia”

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Usando la forma del documentario, il regista Fulvio Bernasconi mette in scena la trattativa per annettere la Lombardia alla Svizzera. Una trattativa che avrebbe preso le mosse il 26 marzo 2012 a Biasca, quando in una conferenza stampa il ministro della difesa Ueli Maurer ha dichiarato:

“Annettere la Lombardia per noi non sarebbe un problema. La Lombardia rappresenta circa il 90% del totale di tutti gli scambi commerciali con il nostro paese”.

La dichiarazione del consigliere federale UDC sembra una provocazione, ma il giorno dopo due esponenti di spicco delle Lega Nord, Roberto Maroni e Matteo Salvini, rilanciano e lanciano una petizione per far passare la Lombardia nella Confederazione. In poche ore sono raccolte migliaia di firme. Una coincidenza? In realtà, dietro questi due avvenimenti passati quasi inosservati potrebbe nascondersi una delle più grandi manovre politiche del dopoguerra: l’annessione della Lombardia alla Svizzera.

Il film non mancherà di suscitare sorpresa (è una finzione!) e offrire spunti di discussione, ma soprattutto è un tentativo di aprire una discussione sulle regole e i limiti del giornalismo

http://www.tvsvizzera.it/attualita/Operazione-Lombardia-1362715.html#

Regione Lombardia, la compagna di Matteo Salvini assunta con incarico fiduciario

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Giulia Martinelli fa parte dello staff dell’assessore al Welfare Maria Cristina Cantù senza aver sostenuto concorsi. Salvini risponde. “Lei è in grado di aiutarsi da sola”.

La compagna del segretario della Lega Nord Matteo Salvini, l’avvocato Giulia Martinelli, da giugno è stata assunta con un contratto in forma di incarico fiduciario per circa 70mila euro all’anno dall’assessore al Welfare Maria Cristina Cantù. La notizia è stata riportata oggi da Il Fatto Quotidiano che ha evidenziato come la compagna del leader della Lega sia stata assunta per chiamata diretta in un assessorato di una Regione guidata proprio dal Carroccio.

C’era tra l’altro stato un primo tentativo di far assumere Giulia Martinelli già a gennaio, ma la segreteria generale della Regione lo respinse, perché in quel periodo casi come questi venivano ancora presi con le molle visti gli scandali della famiglia Bossi. Ora invece l’accordo è stato firmato e un consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, Dario Violi, ha intenzione di presentare interrogazione per chiedere chiarimenti su assunzioni di questo tipo, anche perché quello di Giulia Martinelli non è l’unico caso, visto che sono stati assunti anche Lucio Brignoli ed Eugenio Zoffili che sono rispettivamente coordinatore federale del movimento dei giovani padani e vice segretario provinciale della Lega Nord.

In particolare, spiega sempre il Fatto Quotidiano, Eugenio Zoffili fa parte dello staff di Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione, mentre Lucio Brignoli di quello di Claudia Maria Terzi, assessore all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile.

Nel frattempo Stefano Spennati, figlio dell’assessore all’Istruzione Valentina Aprea di Forza Italia, dopo essere stato l’assistente di Lara Comi al Parlamento Europeo è rimasto a Bruxelles dove è diventato dirigente della Regione Lombardia presso la sede europea. In questo caso è un altro consigliere pentastellato, Stefano Buffagni, che ha presentato una richiesta di accesso agli atti e ha dichiarato di essere intenzionato a presentare anche una mozione di censura nei confronti dell’assessore.

Tornando a Giulia Martinelli, prima di approdare al Pirellone lavorava già all’Asl dove era entrata vincendo un regolare concorso, passaggio che invece non le è servito per lavorare in Regione. Secondo Dario Violi l’avvocato ora percepisce il doppio di quanto prendeva prima all’Asl, ente cui ha chiesto l’aspettativa. Matteo Salvini ha risposto direttamente tramite il suo profilo Facebook dicendo che la sua compagna lavora all’Asl da cinque anni, che è più brava di lui e si sa aiutare da sola e soprattutto aiuta gli altri, visto che ha rinunciato a un meglio retribuito impiego nel settore privato per occuparsi “di sociale, di malati di mente e di donne maltrattate, di disabili e di bimbi in difficoltà”, tuttavia non fa chiarezza sulla questione dell’impiego in Regione.

Fonte
http://www.polisblog.it/post/246751/regione-lombardia-compagna-di-matteo-salvini-assunta-senza-concorso

L. U. P. I, l’indipendentismo non è un reato

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In virtù degli ultimi avvenimenti, con assoluta trasparenza e chiarezza, crediamo utile ribadire alcuni concetti, che se anche sempre dati per scontati, è bene esplicitare a beneficio di tutti. La nostra azione si svolge alla luce del sole, senza alcuna offesa, né ideologica, né di fatto, alle vite, alle libertà e alle proprietà di alcuno: proprio la nostra alterità rispetto al sistema coercitivo Italiano implica una pratica politica “non violenta”.

Siamo un coordinamento composto da alcune associazioni indipendenti tra loro, che fanno di valori come libertà, autodeterminazione e responsabilità principi cardine della propria esistenza avendo in comune l’amore per la propria terra e una visione politica piuttosto radicale. Proprio la condivisione di tali imperativi etici ha generato liberamente l’idea di intraprendere un percorso comune di divulgazione culturale e/o di attivismo politico, a seconda delle specifiche caratteristiche delle singole associazioni coinvolte.

Il nostro obiettivo è quello di promuovere il dibattito culturale e politico presso gli abitanti della nostra Regione. Il nostro convincimento è che all’interno dell’attuale cornice istituzionale unitaria, sarà impossibile garantire un futuro di libertà e benessere ai nostri figli. Siamo “indipendentisti funzionali”, ossia riteniamo che identità, stili di vita, benessere sarebbero meglio salvaguardati all’interno di confini non di carattere amministrativo, di matrice burocratica, ma piuttosto all’interno di una cornice nazionale dinamica e liberamente autodeterminata da chi ci vive e lavora. Siamo, in ogni caso, aperti al dialogo e per nulla dogmatici. L’Indipendentismo è per noi una libera manifestazione di buon senso, non certo una barriera ideologica dietro cui nascondersi , come al contrario ci pare essere la retorica unionista propangandata a dispetto dell’evidenza dei fatti. Qualora qualcuno riuscisse a convincerci, con argomentazioni fondate, che l’Italia possa essere qualcosa di diverso dall’immagine di esperimento fallito che i suoi stessi enti di certificazione, Corte dei Conti in primis, impietosamente ci descrivono a suon di numeri e statistiche, allora saremmo disposti ad ascoltare. L’evidenza dei fatti, al contrario, ci convince ogni giorno di più che l’Italia non sia la soluzione ma sia il problema.

La nostra decisione di perseguire le strade del confronto, della mobilitazione, della divulgazione culturale è stata votata e sottoscritta da tutte le associazioni facenti parte del coordinamento. La decisione di perseguire questo tipo di obiettivo politico in modo pacifico, libero, democratico è alla base dei principi che animano tutte le associazioni facenti parte dei L.U.P.I. che non hanno mai nemmeno preso in considerazione forme di lotta “aggressive”. Al contrario ci riconosciamo piuttosto nel valore di pratiche di “disobbedienza civile” che traggono ispirazione dall’esempio di grandi patrioti, come il Mahatma Ghandi o il Reverendo Martin Luther King, che seppero opporre alla violenza del potere costituito, le ragioni del buon senso, dell’etica della libertà individuale e del rispetto della vita umana. Sia chiaro, dunque, che non abbiamo doppie morali o doppi statuti, come non esistono per noi i “compagni che sbagliano”. Su questo vogliamo essere adamantini: l’errore sugli strumenti da adottare è un errore irreparabile sui fini che ci si propone di raggiungere. Insomma, la forma è sostanza. Coerentemente, ci aspettiamo, dunque, che la magistratura italiana sciolga al più presto il nodo gordiano nel quale ci troviamo: o gli indipendentisti veneti e lombardi che sono in carcere hanno commesso (o volevano effettivamente compiere) atti di violenza, oppure no. Tertium non datur. Nel primo caso essi si sono posti al di fuori del nostro perimetro politico e morale, nel secondo è l’amministrazione giudiziaria italiana ad aver travalicato i propri confini, dando vita non ad un procedimento giudiziario ma a una indebita intrusione nel dibattito politico e culturale contemporaneo, al limite di ciò che potremmo definire con il triste termine di “repressione”.

LE IDEE NON SI POSSONO e NON SI DEVONO VOLER PROCESSARE. In ragione di queste considerazioni la questione appare dunque di una semplicità disarmante e ogni perplessità potrà venire agilmente e prontamente risolta. Da ultimo, ci permettiamo di ricordare che la condotta dei “congiurati” deve essere tale da integrare precisissime fattispecie di reato e la responsabilità penale è strettamente personale. In breve, nel nostro ordinamento penale non esiste un’organizzazione politica legittimamente perseguibile e una no. Vale a dire, l’indipendentismo non è reato.

DIRETTIVO L.U.P.I.- Lombardi Uniti Per l’Indipendenza